Recensione: La Notte e la nostalgia di Volevo fare bene

«Il disco è un viaggio all’interno dei miei pensieri. Non sono capace di dare risposte di nessun tipo, racconto solo di me stesso, di ciò che penso, di ciò che mi circonda, di ciò che mi succede nella quotidianità. Il primo disco era decisamente più rabbioso, questo è più intimo e pacato nei termini, ma il concetto è lo stesso. Nel primo disco mi occupavo più di scrivere e criticare gli altri, in questo ho ristretto molto la cerchia, per questo lo sento più intimo. Non parla per forza di me, parla dei rapporti in generale, con qualche eccezione. Volevo fare bene è il titolo nostalgico che racchiude il concept del disco. Io volevo fare bene per me, per noi. Ma l’ho fatto? Ho fatto bene o ho sbagliato qualcosa? Posso e possiamo sempre dare di più». Lo racconta così il cantante de La Notte ed autore dei testi Yuri Salihi l’album “Volevo fare bene” secondo lavoro in studio della band fiorentina.

Volevo fare bene” è un disco malinconico che parte con una bassa intensità, ma prende il volo con decisione man mano che si va avanti nell’ascolto delle dieci tracce che lo compongono. L’album è scritto molto bene che si inquadra in un pop moderno con tante sfumature che lo rendono accattivante, ma non scontato. E l’utilizzo della chitarra acustica lo arricchisce e lo rende un album di grande valore artistico.

Il disco si apre quindi con il synth e la chitarra acustica di Per nuovi pescatori che mette da subito in luce gli ottimi arrangiamenti pop-rock che caratterizzano l’intero lavoro.

Suoni eleganti e leggeri in Temporale estivo anticipano sonorità più dure ed elettroniche in Muscoli e La battaglia dei miei giorni intramezzati da un ritmo vivace nella bellissima Volevo fare bene, brano che oltre a dare il nome al disco è la perfetta sintesi di tutto il lavoro della band fiorentina.

Sonorità acustiche creano l’atmosfera giusta ed intima in Ho visto la scena e riportano all’amore che è al centro di A tempo con te che è una delle canzoni che si discosta maggiormente dalla linea centrale dell’album. per poi passare alla nostalgica Occhi di mare.

L’acerba Sotto assedio porta verso la conclusione del disco con Buddha bar un brano acustico e dalle sonorità World Music.

Volevo fare bene è un album pop rock dove i suoni tipici del rock si mescolano alla perfezione con le melodie del pop. Il disco è ben scritto, semplice e senza troppe pretese, ma per questo per niente banale. È curato nei minimi dettagli e nulla appare fuori posto. È ragionato e studiato nei particolari e forse è questa l’unica pecca. Ma è comunque un disco da ascoltare ed assaporare per i suoi ingredienti: amore e riflessione.

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