Tindari – L’opra dei pupi antimafia per la prima volta al teatro greco

Spogliare i pupi della tradizionale armatura diventa un gesto d’amore per narrare le gesta degli eroi siciliani. E così il teatrino prende una nuova vita raccontando le storie di chi ha dato la vita per opporsi al potere della mafia.

L’ideatore dei pupi antimafia è Angelo Sicilia che, assieme alla cantastorie calabrese Francesca Prestia, si è esibito, nei giorni scorsi, nel teatro greco di Tindari portando, per la prima volta nell’area archeologica, quest’arte ormai viva da oltre duecento anni. “E’ un grande sogno che si è avverato – ha commentato Angelo Sicilia – arrivare ad esibirsi in un luogo magico come quello del teatro di Tindari dove il tempo si è fermato. Credo che sia una naturale fusione tra due concetti di identità siciliana una fatta di miti e l’altra di tradizioni. Esibirsi in un teatro come quello di Tindari diventa un completamento culturale ed umano”.

L’opra dei pupi, dalla lungo storia e parte integrante della tradizione siciliana, si evolve anche per diventare strumento essenziale per tramandare e diffondere valori che rischiano di perdersi nell’era contemporanea.

“L’opera dei pupi nasce tra Palermo e Catania nel 1820 ed ancora oggi è viva con una rete di undici compagnie che portano avanti questa tradizione – ha detto Angelo Sicilia. Circa venti anni fa, a casa di Peppino Impastato con la madre Felicia Bartolotta Impastato è nata l’idea di spogliare i pupi della tradizionale armatura per raccontare la sua storia di chi aveva combattuto contro la mafia iniziando proprio da quella di Peppino. La reazione del pubblico è stata sin dall’inizio molto positiva e di grande supporto. Il popolo siciliano, ma non solo, dimostra grande attenzione verso queste tematiche”.

Ed il teatro dei pupi diventa anche strumento di diffusione del messaggio della legalità soprattutto tra i più giovani. “Il nostro lavoro si svolge principalmente nelle scuole con i più piccoli – ha detto Angelo Sicilia. I pupi antimafia sono uno modo per diffondere questa cultura nelle scuole ma non solo. Da qualche anno abbiamo iniziato a lavorare anche nelle carcere minorili di Palermo e Caltanissetta dove cerchiamo di gettare le basi per una riflessione ed un futuro diverso per quei giovani che hanno sbagliato una volta nella loro vita, ma che possono cambiare strada incontrando la cultura della legalità”.

Lo spettacolo proposto nell’area archeologica tindaritana che han visto Angelo Sicilia e Francesca Prestia esibirsi insieme diventa un emozionante connubio, dal forte impatto sociale, che unisce Calabria e Sicilia alla riscoperta delle proprie radici. “Il puparo ed il cantastorie – ha evidenziato – sono due figure identitarie della Sicilia e del Mediterraneo che si ritrovano per narrare le storie attraverso attraverso il teatro di figura ed il racconto orale. Da qualche anno con Francesca abbiamo sperimentato di raccontare le storie anche delle donne che hanno combattuto la mafia attraverso l’utilizzo di due tecniche differenti ma che si amalgamo alla perfezione. Avevamo iniziato con la storia di Lea Garofalo e adesso stiamo continuando con quella di una madre coraggio come Felicia Impastato che è lo spettacolo messo in scena a Tindari”.

“La gente – ha detto Francesca Prestia – rimane molto incuriosita. E soprattutto tra i giovani il messaggio viene colto e la gente ritrova il senso di orgoglio di essere siciliano o calabrese. Attraverso le storie che narriamo trasmettiamo anche emozioni che fanno si che il messaggio sociale rimanga indelebile”.

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