Milazzo – Gli imprenditori mamertini: Il comparto floro – vivaistico in forte crisi

 “L’epidemia da Coronavirus ha generato una crisi economica imprevedibile e senza eguali, che sta piegando il settore florovivaistico. E’ necessario che tutto il comparto unisca le forze nel chiedere con urgenza il sostegno dello Stato!”

 E’ l’appello accorato di Salvatore Barca, presidente di MilazzoFlora, consorzio del quale fanno parte 15 produttori di piante dell’hinterland, che hanno scommesso sull’importanza della collaborazione all’interno di un comparto da decenni fiore all’occhiello dell’economia mamertina. Il rischio, tuttavia, è che l’intero settore possa essere schiacciato dal peso della crisi economica in atto.

 A destare preoccupazione tra i vivaisti è il totale blocco della commercializzazione delle piante ornamentali, che comporterà la perdita dell’intera produzione annuale.

Le serre e i campi sono rimasti pieni di piante in fiore, che a marzo avrebbero dovuto essere spedite in Italia e all’estero. Con la recente adozione, anche da parte degli altri stati europei, delle restrizioni commerciali, i vivaisti milazzesi hanno perso anche l’ultimo barlume di speranza di limitare le perdite, che a questo punto rischiano di essere immani.

Ci troviamo dinnanzi ad un nemico invisibile, che non sappiamo quando potrà essere definitivamente sconfitto – prosegue Barca ciò ci induce a temere il tracollo dell’intero settore.”

Numerose le variabili esaminate dai produttori consorziati nel corso di una riunione svoltasi rigorosamente in video conferenza.

Il problema principale cui le aziende si trovano a dover far fronte è la mancanza di liquidità. “Ogni produttore lavora un intero anno per preparare il prodotto al meglio – spiega il presidente del Consorzio – sopportando ingenti spese (l’acquisto dei vasi e della torba, gli investimenti strutturali, la promozione)  che dovrebbero essere recuperate grazie alle vendite. Quest’anno ciò non è accaduto e le aziende si trovano davanti ad un bivio: chiedere aiuto alle banche, indebitandosi, oppure chiudere.”

L’unica via d’uscita potrebbe essere rappresentata da un serio aiuto da parte dello Stato, ma le misure contenute nel decreto Covid Ter al momento non convincono gli imprenditori, che temono di non ricevere risposte adeguate.

Pur rendendoci conto che il decreto del 16 marzo rappresenta solo una prima risposta alle maggiori emergenze, riteniamo che sia necessario affrontare i problemi delle singole aziende in modo meno generalizzato. Le necessità del nostro comparto sono infatti ben diverse da quelle di altri settori, e richiedono risposte mirate.”

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